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Inaugurata la nuova sala
della Presidenza del Consiglio Comunale di Pescara
“Sala Aternum”

“Se vuoi essere universale, parla del tuo villaggio”
(L. Tolstoj)


di Licio Di Biase


Nel mio intervento d’insediamento a Presidente del Consiglio Comunale,  ho sottolineato che avrei voluto che la Presidenza del Consiglio, con l’intera assise, divenisse il momento identitario e memoriale della città.
In quel passo ho semplicemente voluto manifestare un bisogno della città cioè, l’esigenza della riappropriazione del proprio passato, della propria storia e della propria identità.

In questo percorso, il primo momento è stato l’allestimento della nuova sede della Presidenza del Consiglio, in un locale che era semiabbandonato: al secondo piano del Municipio, all’interno della Torre Civica.

Locali recuperati dopo un attento lavoro svolto dai dipendenti comunali, ma soprattutto allestiti grazie alla convergenza e alla condivisione di ambienti cittadini deputati alla conservazione della memoria, primi fra tutti i musei e, poi, l’archivio di Stato, la soprintendenza archeologica e tutti coloro che hanno inteso collaborare alla organizzazione di uno spazio che, oggi, sarà, il luogo della conoscenza cittadina.

Nel mio saluto di fine anno ho detto che il 2010 dovrà essere l’anno del “cantiere dell’identità”, perché è un anno ricco di momenti legati alla storia della città.
Abbiamo iniziato questo “cantiere” con l’inaugurazione di Venerdì 12 febbraio della “Sala Aternum”, luogo dell’identità cittadina, che si potrà visitare prendendo un appuntamento, tramite la mia segreteria sempre con la mia presenza, se richiesta.

Cosa si troverà, in questo spazio?

Tanti elementi del passato, che magari non conosciamo o abbiamo dimenticato.
E’ un modo per avvertire il senso dell’appartenenza. Per meglio capire bisogna visitare la sala.

Perché, per una comunità non avere la consapevolezza del proprio passato è come vivere senza anima, come scriveva il Sindaco Mario Muzii il 13 novembre 1948 a Luigi Polacchi, in occasione del centenario degli avvenimenti del 1848:

“Questa celebrazione è per Pescara particolarmente significativa perché, nell’atto di rivendicare la sua ricca partecipazione al Risorgimento Italiano con avvenimenti ed uomini che spesso assursero a interessi nazionali, spera si determini finalmente la cessazione di una gratuita qualifica di città senza tradizioni e senza storia attribuitale dal pregiudizio di persone e di ceti scarsamente informati in materia”.

Altrimenti daremo ragione a Charles Yriarte che, nella sua pubblicazione “Les bords de l’Adriatique e le Montenegro”, scritta nel 1878, così ricordava la sua breve sosta a Pescara:

“… infine un giovane abate con gli occhiali, che rabbrividisce di febbre, con il viso spirituale e pieno di carattere, ci assicura che non dobbiamo dedicare più di un’ora a Pescara, dove neanche una rovina, una carta, un manoscritto, una conversazione, ci attrarrà e potrà trattenerci. La fortificazione è rasa al suolo, non resta nulla dell’antica città; un porto-canale, senza banchine, la collega alla città, si attraversa il fiume su un ponte di barche, lungo tutto il suo corso si innalzano caserme per la guarnigione…”.

Queste parole di Muzii, di Yriarte, come quelle di altri pescaresi, hanno profondamente segnato il mio percorso di attenzione alla storia e alla memoria della città, così come la frase di Leone Tolstoj: “Se vuoi essere universale, parla del tuo villaggio”.

Ecco, iniziamo a parlare del “nostro villaggio”.



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