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IL PROCESSO A CARMELA
  

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Il Processo di Carmela di Licio Di Biase
Il Prof. Vito Moretti
Il tavolo dei relatori durante la presentazione del libro
La sala durante la presentazione
La sala Petruzzi piena
Copertina

IL PROCESSO A CARMELA

Dove il fiume bagnava il mirto

Il delitto passionale sulle acque della Pescara


di Licio Di Biase



Una vicenda realmente accaduta, un delitto passionale, sul finire dell’Ottocento con Pescara e Castellamare protese nello sviluppo dopo la dismissione della piazzaforte, l’avvento della ferrovia e la realizzazione della stazione. Una donna al centro della vicenda. Carmela, castellamarese, bella ventottenne che fece innamorare il diciannovenne pittore Antonio Marchegiani il quale, invaghito della donna, architettò l’uccisione di Luigi Agresta, sarto, marito di Carmela.


Una storia tanto vera, quanto incredibile, sullo sfondo delle due città, rivali, che sul ponte di barche continuavano a tenere in piedi i loro rapporti. E poi, il processo, le testimonianze dubbie, le lacrime degli autori del misfatto, il pubblico da tifo, le solite gravi disattenzioni della giustizia e la sentenza che spaccò l’opinione pubblica.





Presentato il nuovo romanzo di Licio Di Biase
di Rita Pagliara

Nella sala Petruzzi del museo delle Genti, gremita all’inverosimile, è stato presentato l’ultimo libro di Licio Di Biase, autore già segnalatosi all’attenzione pubblica e diffusamente apprezzato per le sue opere di interesse locale e di chiara ispirazione alla tradizione culturale e storica della città di Pescara. Il romanzo ha un significativo titolo, “Il processo a Carmela” , con un sottotitolo che fa riferimento al contesto locale, “Dove il fiume bagnava il mirto. Il delitto passionale sulle acque della Pescara”.
Alla presenza del giornalista Rai- Abruzzo Franco Farias, che ha coordinato l’evento, di Nicoletta Di Gregorio, Presidente delle “Edizioni Tracce” e di Vito Moretti, docente presso l’Università “G. D’Annunzio”, la platea ha potuto anche ascoltare, con partecipazione ed interesse, la lettura di alcuni brani tratti dal romanzo, da parte della docente e attrice Franca Minnucci e dell’attore Milo Vallone.
Tra il pubblico erano presenti vari esponenti della vita politica e culturale di Pescara, come il capogruppo Udc in consiglio regionale Antonio Menna, l’assessore alla cultura Paola Marchegiani, il professore Franco Castellini, fondatore dell’Accademia D’Abruzzo, il Prof. Igino Creati, Presidente del “Premio Penne” e l’artista Luigi Baldacci, autore della copertina del libro di Licio Di Biase.

Prima di introdurre l’incontro, Franco Farias ha esordito con un appello agli “amici aquilani”, percepito come “gesto doveroso di vicinanza e di solidarietà”; appello subito accolto e ripreso anche dalla Presidente delle Edizioni Tracce Nicoletta Di Gregorio: “Tengo in particolar modo a ringraziare Licio, stimato autore e amico, il quale in questa sede mi offre l’opportunità, da una parte di presentare il suo ultimo libro, dall’altra di diffondere un progetto letterario che la casa editrice Tracce intende portare avanti proprio presso i campi e le tendopoli aquilane”.
Nicoletta Di Gregorio ha insistito sul ruolo non trascurabile della cultura e della poesia, anche e soprattutto come forma diretta ed empatica di comunicazione, come canale privilegiato d’espressione. “Di Biase, come sono solita affermare, è uno storico nelle vesti di politico” – ha dunque proseguito la Di Gregorio – “è amante e profondo conoscitore della propria terra. L’opera che presentiamo quest’oggi fa seguito ad un altro romanzo storico, «Dietro la Chiesa», che noi tutti abbiamo avuto modo di apprezzare. E, tanto in questo, quanto in quel romanzo, è possibile leggere la storia vera di Castellamare attraverso la freschezza degli occhi dello scrittore”.
Nicoletta Di Gregorio ha concluso il suo intervento invitando a riflettere sul valore storico dell’opera letteraria di Licio Di Biase, opera che si offre come testimonianza capace di “far riscoprire l’humus stesso di ciò che la nostra terra era negli anni in cui la vicenda narrata si colloca”.

Il giornalista Farias ha evidenziato una caratteristica molto importante per un’opera letteraria, peraltro costante nel romanzo di Di Biase, ovvero la leggibilità, la fruibilità unita al gusto e alla curiosità di voltare una pagina dopo l’altra per giungere sino alla fine della vicenda: “È la storia di un processo che si svolge in un’allora divisa città, ove il fiume è muto protagonista. Personalmente ritengo che quest’opera sia tra le più belle scritte da Licio da me spesso caramente apostrofato come “alfiere della cultura pescarese”.

“Ho seguito Licio nel suo iter di scrittore” – questo l’esordio del docente di letteratura presso l’Università “G. D’Annunzio” Vito Moretti, che ha catturato l’attenzione collettiva attraverso un bell’excursus storico-letterario all’interno del quale ha collocato il romanzo di Di Biase, evidenziandone caratteristiche e problematiche – “Questo libro è di difficile definizione, dal momento che non si pone solo come saggio, né solo come semplice romanzo, né esclusivamente come romanzo storico in forma di saggio. Vi sono un gusto ed un approccio squisitamente moderni, vi è una pagina intrisa di particolare sensibilità. E, ciò che è ancora più opportuno sottolineare, è che la storia qui non funge da cornice o mero scenario, bensì diventa un tutt’uno con la vicenda narrata”.

Vito Moretti ha proseguito il proprio intervento attraverso la citazione, in apertura del romanzo,di un proverbio cinese, “un motto che diviene scelta più che felice, in tale sede: «Gli uomini somigliano al loro tempo». Questo proverbio ci rivela una grande verità, ci dice, infatti che fuori della storia l’uomo non è nulla; fare storia dipende dalla sensibilità in cui scaturisce l’atto stesso della scrittura. In Licio, la storia assurge a polpa della narrazione e la vicenda è retta dalle nervature storiche che la compongono. Sono i documenti a parlare, sono le fonti a comunicare con il lettore”.

Il professor Moretti ha enucleato i concetti principali dell’opera, riassumendone i tratti fondamentali, snocciolando gli accadimenti e fornendo notazioni esatte di date, nomi di personaggi e vicende, a riprova dell’alto valore e dell’attendibilità della testimonianza dello scrittore Licio Di Biase. “Uno degli aspetti più belli ed importanti del romanzo è il suo attingere non tanto e non solo alla storia intesa in senso generale, bensì il suo soffermarsi sulla microstoria, che è storia locale, particolare, quotidiana e ricchissima di risvolti comuni, e di cittadini. La trama del libro è presto detta; narra, infatti, un fatto realmente accaduto, un delitto passionale consumatosi nell’ultimo scorcio del XIX secolo, con Pescara e Castellamare protese nello sviluppo dopo la dismissione della piazzaforte, l’avvento della ferrovia e la realizzazione della stazione. Una donna ne è l’indiscussa protagonista, la castellamarese Carmela, bella ventottenne che seduce il diciannovenne pittore Antonio Marchegiani il quale, invaghito della donna, architettava l’uccisione del sarto Luigi Agresta, marito di lei. Si tratta di una storia tanto vera, quanto incredibile, sullo sfondo delle due città, rivali, che sul ponte di barche continuavano a tenere in piedi i loro rapporti. E poi, seguono il processo, le testimonianze dubbie, le lacrime degli autori del misfatto, il rinnegare, con un pubblico sempre più coinvolto, le consuete gravi disattenzioni della giustizia e la sentenza che divise l’opinione di molti”.

Vito Moretti ha colto nei personaggi che animano la narrazione di Licio Di Biase, specie nelle figure dei giovani amanti, lui artista e lei bella e sposata ad un altro uomo, tratti comuni a tutta una letteratura scapigliata di ampia risonanza, sul filone di Stendhal e del suo capolavoro “Le rouge et le noir”. “Non dimentichiamo” – ha commentato il docente – “che proprio nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, periodo entro il quale si colloca la vicenda del nostro libro, nasce il genere letterario giallo o noir, nasce il romanzo d’appendice. E proprio in questo contesto ben si inserisce il romanzo di Di Biase, del quale ho apprezzato ed elogiato l’accuratezza storica della ricerca. Mi ha colpito, in particolare, leggere il nome del Presidente della Corte d’Assise, tale Avv. Domenico Mannacio, che ha presieduto il processo, o, ancora, quello dei due legali a latere, del Pubblico Ministero, e così via. Tali indicazioni sono di una rilevanza eccezionale, poiché mostrano quanto la ricerca dell’autore sia stata minuziosa ed esatta, proprio perché basata su documentazione autentica e su fonti opportunamente vagliate, con l’occhio lucido e l’analisi puntuale dello storico”.

Il ricco e articolato intervento di Vito Moretti ha posto, poi, in evidenza le granature sociali dell’opera nel riscontrare che lo sfondo, nient’affatto marginale ma parte integrante del tessuto narrativo, è quello di due cittadine divise dal fiume, attorno alle quali ruota tutto un insieme di vario folklore, differenti tradizioni, coloriture sociali che conferiscono tono e senso alla realtà stessa. Il docente universitario ha volutamente insistito sul valore storico e documentario del libro, al cui interno “prende vita un piccolo universo che ci parla, comunica indicando luoghi familiari come Piazza Garibaldi a Portanuova, nota per essere il luogo delle fiere, o i tre Bastioni ( di San Vitale, Sant’Antonio e San Rocco) di cui oggi probabilmente s’è persa memoria. Il clima storico è ben ricostruito, poiché Licio guarda non solo alla Storia ma anche e soprattutto alle storie, cioè, alle varie sfumature locali che l’evento storico assume in un determinato ambiente, in un determinato contesto che produce una particolare sensibilità.
Licio ci regala l’attenzione per la piccola patria, viva e dinamica, colma di affetti, sullo sfondo di due grandi lezioni, mi sentirei di aggiungere: la prima è quella di Zola e del suo romanzo “Un matrimonio d’amore”, l’altra è quella di Scarfoglio ed è “Il processo di Frine”.

All’intervento di Vito Moretti si è succeduto il saluto di Licio Di Biase, che ha esordito ringraziando i presenti, gli esponenti della vita pubblica e culturale di Pescara e tutti i cittadini convenuti all’incontro, riservando una menzione particolare allo zio pittore Luigi Baldacci, che ha realizzato la copertina del romanzo.

“Cari amici, il motore che mi spinge a documentarmi e leggere, che mi porta ad appassionarmi alle vicende di cui giungo a conoscenza, è senza alcun dubbio la curiosità. Quella curiosità che è continuo pungolo, molla del pensiero e dell’azione. Si è avvicendata tutta una serie di avvenimenti fortuiti e di coincidenze che ha determinato la stesura di questo mio nuovo romanzo; in particolare, mi sono imbattuto casualmente, durante lo spoglio di riviste di stampa locale dell’amico e collezionista di giornali d’epoca Mario Grilli, sull’avvenimento che sarebbe poi diventato il cuore della mia narrazione, un evento che su tutti i giornali era riportato come “Il dramma giudiziario di Castellamare”. Poi, Franca Minnucci, mi ha regalato il libro di Scarfoglio “il processo di Frine” e davanti a quel libro mi si è accesa la solita lampadina…potevo lasciare nel dimenticatoio quella vicenda giudiziaria se Scarfoglio mi provocava con quella breve storia, molto simile alla vicenda che avevo scovato? E così l’interesse ad avere maggiori notizie in proposito unitamente al gusto della ricerca hanno guidato i miei passi successivi, fino a narrare la vicenda ed a parlare dei personaggi in essa coinvolti. La storia che fa da protagonista all’intera opera è la storia delle due città che stavano mutando la loro fisionomia: da una parte Castellamare, durante il sindacato di Leopoldo Muzi, periodo di grandi ed importanti rivolgimenti, dall’altra Pescara, con l’abbattimento della fortezza…e poi, quella vicenda accadde mentre D’Annunzio si trovava a Francavilla e si apprestava alla stesura de “L’innocente. Potevo lasciare nel dimenticatoio tante concomitanze?”.

Alle parole di Licio Di Biase ha fatto seguito la lettura da parte della docente e attrice Franca Minnucci e dell’attore Milo Vallone di alcuni brani significativi del romanzo, dando voce agli eventi, ai protagonisti stessi: la deposizione in tribunale dell’imputata Carmela e l’arringa finale del suo avvocato difensore. “L’ambito forense è il mondo della parola, che rimanda, a sua volta, al mondo teatrale: si tratta di una letteratura ricca di stimoli, suggestioni e che fa breccia nella mente e nell’animo di chi l’ascolta” – è intervenuta, concludendo, Franca Minnucci – “ Una parola forte, che arriva dritta al bersaglio, colpisce nel segno, di un’incidenza tale da suscitare molto spesso clamore. Una parola, infine, che sedimenta e si fa ascoltare, come avviene nel caso del romanzo di Licio Di Biase”


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