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I GIORNI DELLA PESCARA
  


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I giorni della Pescara

"I giorni della Pescara"

di Licio Di Biase

Il 6 dicembre uscirà allegata al quotidiano “il Centro”.

Una nuova pubblicazione di Licio Di Biase.

Sui giorni che portarono alla nascita del nuovo Comune e della nuova Provincia. In occasione dell’ottantesimo anniversario.


Il 6 dicembre prossimo allegato al quotidiano “il Centro” uscirà una nuova pubblicazione di Licio Di Biase, dal titolo “I giorni della Pescara” . Un lavoro importante per la nostra città perché ricostruisce le fasi che portarono alla unificazione di Pescara e Castellamare, e quindi alla nascita della odierna Pescara, e alla istituzione della Provincia. E questo in occasione dell'ottantesimo anniversario di quei giorni così movimentati, importanti, contrastati.
Nel passato sono stati pubblicati articoli o brevi note su questo evento, però nessuno aveva mai ricostruito in modo organico e completo tutte le fasi come ha fatto ora Licio Di Biase, che così spiega il lavoro nella sua introduzione:

“Nel 1998 pubblicai il libro “Castellamare nel tempo”, perché volevo far giustizia di un nome e di una cittadina posti nel dimenticatoio. Infatti, dopo la fusione del 1926-1927 tra Pescara e Castellamare (che io scrivo con una sola ‘m'), il nome della cittadina a nord del fiume era stata gradualmente cancellata dalla memoria. Sì, proprio dopo la fusione. E infatti quel libro, che ripercorreva la storia di Castellamare dal 1.000 a.c., si concludeva proprio nel 1927. E ora, in occasione dell'ottantesimo anniversario dei giorni che portarono alla fusione delle due città e alla istituzione della Provincia, ho voluto approfondire e rivisitare le vicende che determinarono la nascita di Pescara, Comune nuovo e nuova Provincia, con questa pubblicazione che non vuole essere solo una grigia elencazione degli avvenimenti legati all'evento storico, ma anche un viaggio nella nostra storia, fatto di suggestioni ed emozioni”.

La pubblicazione, che non è un libro, ha la forma di una rivista di 32 pagine in bianco e nero con la copertina a colori. Come tutti i precedenti lavori di Licio Di Biase, anche questo è ricco di foto e di documenti, tanti, e anche inediti. Di grande importanza sono le presentazioni alla pubblicazione. Enzo Fimiani, direttore della biblioteca provinciale di Pescara, storico, così si sofferma nella sua riflessione introduttiva al lavoro: “(…) Sono qui, piuttosto, a fare insieme a chi legge fuggevoli riflessioni: questo contributo di Licio Di Biase, infatti (che giunge ad allungare la lista di alcune sue precedenti e meritorie pubblicazioni che avevano inteso, tra l'altro, ridare voce e dimensione storica alla Castellamare dimenticata), si inserisce bene sulla scia di quanto ho scritto, non solo offrendoci squarci documentari utili, spunti interpretativi interessanti, cronache vivaci, ma anche e soprattutto contribuendo a fare parziale giustizia – se non altro di alcuni! – dei più pervicaci luoghi comuni, così duri a morire, della tradizione erudita locale”.

Licio Di Biase parte da lontano, dalla scissione da cui nacquero i Comuni autonomi di Pescara e Castellamare nel 1807 e percorrendo con rapida lucidità la storia dell'ottocento e dei primi del novecento, giunge ai giorni dei fatti, che si concretizzarono tra il 6 dicembre del 1926 e il 12 gennaio 1927. Ed in particolare cerca di definire l'importanza della vicenda nel contesto storico locale e come sottolinea Enzo Fimiani: “(…) Tra i molti che ancora continuano ad avere ampia cittadinanza presso il mondo intellettuale del territorio pescarese, ve n'è qualcuno, a mio modo di vedere, esemplare. Vorrei qui, stimolato dalla lettura del lavoro di Licio Di Biase, provare a confutarli in modo sintetico.

Se davvero, pensavo, si dovesse individuare un momento, uno iato fondante che, agendo in profondità, avesse finito per mutare la medesima identità abruzzese tanto da riverberare i suoi effetti pulsanti ancor oggi, non v'è dubbio che sarebbe opportuno risalire proprio al 1927. La costituzione, al contempo, di una nuova città (dai due comuni contermini di Pescara storica e Castellamare Adriatico) e di una nuova provincia, la quarta degli Abruzzi – che, incuneandosi all'interno delle tre circoscrizioni storiche chietina, teramana, aquilana, ad esse andava ad affiancarsi, rompendone la secolare griglia di legami, tensioni, compromessi, stratificazioni sociali ed economiche – segnò un evento periodizzante, appunto, a cavallo del quale si sarebbe poi dovuto parlare, necessariamente, di un prima e di un dopo ben precisi”.

Sulla scelta del titolo facciamo parlare ancora l'autore: “Ho scelto un titolo in apparenza strano: “I giorni della Pescara”. La Pescara. Il nostro fiume. Quel fiume che è stato considerato, per lungo tempo, linea di divisione tra i due territori, ma che ha rappresentato, invece, elemento di unione e di coesione fra le due realtà. Dopo aver scelto questo titolo mi è capitato che, calandomi in uno dei miei incontri polverosi con vecchi libri, con fogli e giornali ingialliti di archivi privati che ci raccontano la nostra vita e ridefiniscono così il ritmo del tempo, il senso della storia, mi sono imbattuto in un articolo pubblicato sul n. 4 del giornale “La Riscossa” (periodico settimanale politico, amministrativo, letterario che si pubblicava a Città S. Angelo), del 18 agosto del 1907. E non ho trovato migliori parole per introdurre questa pubblicazione e per descrivere quel fiume, tratto indelebile delle diversità tra il territorio a nord e quello a sud del fiume stesso, in un' epoca in cui si dava già per scontato “il congiungersi e il fondersi” tra i due Comuni.

L'articolo è firmato “Iota”. Sicuramente uno pseudonimo. Non so chi sia. Condivido lo spirito che ha animato la sua riflessione, e il titolo dell'articolo, “La poesia della Pescara”, ma anche la malinconia nel prevedere la perdita di quella “carezzevole venustà” che verrà immolata in nome del progresso, ad una nuova realtà economica e sociale. Merito suo, per il titolo? Non lo so. Però, come potevo far finta di nulla? E allora leggiamo alcune considerazione che questo sconosciuto Iota fa sulla Pescara del suo tempo che si accingeva a cambiare volto…l'articolo dal titolo “la poesia della Pescara” fu pubblicato sul giornale “la riscossa” del 18 agosto 1907: Pensando a ciò poche sere fa, dopo una muta estatica contemplazione del bel fiume dal suo ponte in ferro che tutto lo domina, mi risovvenne delle parole del Rusckin, il grande amatore del colore, di cui stabilì le leggi ed il sistema. Era il Rusckin appunto che diceva: ‘ io non amo oramai che solo le nuvole nel cielo, perché quelle almeno la mano dell'uomo non giunge a toccare; una valle può presentarcisi imbruttita da un tronco ferroviario, una selva depauperata dalla speculazione, un lago intorpidito dall'industria: ma le nuvole passano in alto liberamente, si accendono ai raggi rosei dell'alba, ai raggi aurei del tramonto, senza che l'ingegnere o il commerciante arrivino a profanarle ‘.

Queste che il Rusckin chiamava profanazioni sono però purtroppo (tutti lo sentiamo), profanazioni necessarie e fatali: esse hanno la loro ragion d'essere nel cammino ascendente e continuo dell'umanità, nel predominio incessante che l'uomo prende sulla natura, bramoso di domarla e di redimerla. Noi contentiamoci in ogni modo di essere gli ultimi ammiratori di questa foce divinamente bella, come la Natura l'ha creata e l'ha fatta da secoli e secoli. Forse colla febbre di vita intensiva che ci divora, qualcuno si meraviglierà che simili rimpianti si possano persino ideare e concepire, ma non credo ch'io sia l'unico a salutare dinanzi alle grandi opere portuali da compiere, questa antica bellezza che scompare e che va serenamente ad immolarsi, vittima orgogliosa e fidente, pel trionfo della civiltà nostra, per la redenzione ed il progresso delle nostre ubertose contrade”.

E allora, il 6 dicembre con “il Centro” troveremo questa pubblicazione…non perdiamo l'occasione.


Sabina Serafini


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